Intervista a Barbonetti

Questo il testo dell’intervista rilasciata da Pierino Barbonetti alla testata “Il centro” mercoledì 28 Agosto 2019 a firma di Giammarco Giardini e che ovviamente ringraziamo.

CHIETI. Il guru della montagna. Un campione senza età. A 71 anni, Pierino Barbonetti corre come una scheggia e riesce a tenere testa a tanti podisti più giovani. È successo anche domenica scorsa al Trail del Monte Rotondo, gara podistica a Tocco da Casauria, dove Barbonetti è arrivato terzo, percorrendo 16 km in 2h08’22’. Lo chiamano il “camoscio” dei runners perché in montagna va ancora forte, nonostante l’età. È nato a Borgorose, paese in provincia di Rieti al confine con l’Abruzzo, a 700 metri d’altitudine. Dal 2010 è tesserato con la Runners Chieti del presidente Attilio Di Boscio e con la canotta neroverde corre tra le montagne, togliendosi le sue soddisfazioni. Come quella del 2016 quando divenne campione del mondo di corsa in montagna Master a Susa, in provincia di Torino.

«È da quando ero ragazzino che corro, è una passione che ho nel dna», racconta Barbonetti. «Me l’ha trasmessa mio padre e l’ho coltivata fino a 28 anni. Ho fatto secondo alla maratona di Roma nel 1977 e andavo forte già da allora». A tal punto da sfiorare la qualificazione alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. «L’allora direttore tecnico della Nazionale rimase impressionato dalle mie prestazioni e disse che avevo strappato il biglietto per le Olimpiadi di Mosca», spiega Barbonetti, «ma io a 28 anni dovetti smettere con le gare competitive per motivi di famiglia e di lavoro». Ma la passione per la corsa non è mai finita. «No, quella mai. Ho ripreso a correre a 60 anni, quando sono andato in pensione. Volevo rimettermi in gioco e devo dire che vado ancora forte anche oggi che ho 71 anni. Il segreto? Me lo chiedono tutti», sorride “il camoscio”. «Cerco di non fumare e di mangiare sano. Mi alleno un giorno sì e l’altro no, e partecipo a una gara a settimana. È tutta una questione di testa. Bisogna avere la mentalità giusta e sapersi gestire».

Il suo modo di affrontare le gare, infatti, è cambiato. «Prima partivo subito forte e non vedevo più nessuno dopo pochi chilometri. Ora parto piano, nei primi 3-4 chilometri mi scaldo e poi vado forte». Domenica il terzo posto a Tocco da Casauria, con l’arrivo sul Monte Rotondo, a 1460 metri di altitudine. «In cima ero secondo, poi in discesa avevo paura di cadere e non ho voluto rischiare per non compromettere i Mondiali Master di corsa in montagna che si terranno a fine settembre a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce».

La corsa e la montagna, due grandi passioni. Quando ci sono gare in altitudine, tutti chiedono informazioni al “guru” Barbonetti. «La montagna è la mia vita, sono cresciuto sui monti. Corro anche su strada, ma farlo in mezzo ai boschi è tutta un’altra cosa: fa bene alla salute». Se a 71 anni è ancora uno dei primi a tagliare il traguardo, c’è da credergli. (g.g.)

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